Architettura + Natura + Labirinto (Serie architettura-natura), dittico, 2008, olio e acrilico su tela, 100 x 60 cm; Photo Copyright Jean Córdova 2021.
Architettura + Natura + Labirinto (Architecture-nature Series), diptych, 2008, oil and acrylic on canvas, 39,3 x  26,6 inches; Photo Copyright Jean Córdova 2021.

 

Abstract art: the mistake that wipes out  the commonplace.

by Jean Córdova

Abstract art is the evident paroxysm beyond the real scenario of matter. Here the limit of the visible and of the evident, altering the sensitive world, becomes the incipit for a new spiritual content and for a new subject. The curved mirror, where that limit is reflected, is the image that goes beyond the outward appearance of reality.

It is exactly in this initially apparent place that – overturning the phenomenal and passing architectures of Nature – I try to grasp the unknown, the unexpected, the empty space that always surrounds me. That is, a fleeting dimension which, through the construction of new shapes, new lines and new colors – that become themselves spaces and new distances – allows me, sometimes, to make visible the invisible part of the reflected life. It is a place where nothing is comparable to the known reality; an unknowable place, where the primary essence – the origin of the whole, the Chaos of the primordial – is transcendentally revealed beyond the threshold of the visible and of the Cartesian world.

Here the sublimation and spiritualization, expanding from the invisible to the visible and becoming immanent in reality, beyond its limit, become the reaction to that limit. A limit, or rather a boundary, that – contemplating these new and unprecedented realities – allows the artist to plumb, investigate and then use – through a new vision – those same intangible and imperceptible dimensions – of the unexplored and into the unexplored – beyond its own boundary.

If I should give a concrete example, beyond the gnosiological aspect – or rather philosophical-conceptual aspect described above – I would certainly think to the powerful and confusing dimension of the wind. The natural element wind, that is subtle, sudden and originally invisible to our eyes, becomes, beyond the limit of a calm and sultry day of sirocco, the main and impetuous player who unexpectedly, changes the previous aspect of reality, conquering the empty spaces and distances. The line beyond the limit, the unknown part of Nature, for me becomes the abstract image of the previous cut out of reality; here the changeability of Nature becomes reaction, therefore abstraction.

So, abstract art is a reaction to the sensitive world that surrounds us, a sudden outburst that redraws the customs of human reality. Certainly this happens not always without difficulty, without obstacles, without mistakes; actually they are essential to the artist and become the basic traces of his thought and work. These mistakes, originated by the sudden action of human gesture and thought, become for the artist a material no less important than the reaction itself. Therefore, abstract art is not the perfect form of the new horizon, but only the reaction to the limit of reality that relentlessly encircles and besieges us. So, the mistake – like the wind – creeping suddenly and swirling into the mazes of reality, changes the previous aspect of the real world: the customs.

Finally, abstract art is the unexpected mistake that wipes out the commonplace – layout and new trail – beyond habits, conventions, time and death. Here, the artist or rather the free and pure thinker – free from pre-established, dogmatic and pragmatic patterns, devoted to the protection of an omnivorous global deserting systemic mechanism – gives, as a liberator, the most distant, spiritual and hidden image of nature, through his art, to the human world and to its immense and deep Psyché (soul).

 

L’arte astratta: l’errore che spazza il luogo comune

di Jean Córdova

 

L’arte astratta è l’evidente parossismo al di là dello scenario reale della materia. Qui il limite del visibile e del tangibile, alterando il mondo sensibile, diviene l’incipit per un nuovo contenuto spirituale e per un nuovo soggetto. Lo specchio ricurvo, nel quale si riflette quel limite, è l’immagine che oltrepassa l’aspetto esteriore del reale.

È proprio in questo luogo, inizialmente apparente, che – rovesciando le fenomeniche e mortali architetture della Natura – cerco di afferrare l’ignoto, l’inatteso, lo spazio vuoto che sempre mi circonda: ossia, una dimensione fuggevole che, attraverso la costruzione di nuove forme, nuove linee e nuovi colori – diventando a loro volta spazi e inedite distanze – mi permette, a volte, di rendere visibile allo sguardo la parte invisibile della vita riflessa: un luogo nel quale nulla è più comparabile alla realtà conosciuta; un luogo inconoscibile, nel quale l’essenza primaria – cioè l’origine del tutto, quel Cháos dei primordi – è rivelata, trascendentalmente, oltre la soglia del visibile e del mondo cartesiano.

Qui la sublimazione e la spiritualizzazione, dilatandosi dall’invisibile al visibile e facendosi immanenti nella realtà, oltre il suo limite, divengono così la reazione a tale limite. Un limite, o meglio un confine, che – contemplando queste nuove e inedite realtà – consente all’artista di scandagliare, investigare e successivamente utilizzare – attraverso una nuova visione – quelle stesse dimensioni incorporee e impercettibili – dell’inesplorato e nell’inesplorato – oltre il suo stesso confine.

Se dovessi fare un esempio concreto, oltre l’aspetto gnoseologico, o meglio filosofico-concettuale, sopra descritto, penserei certamente alla dimensione potente e spiazzante del vento. L’elemento naturale vento, impercettibile, improvviso e in origine invisibile ai nostri occhi, diviene, oltre il limite di una calma e afosa giornata di scirocco, l’attore principale e impetuoso che inaspettatamente, conquistando i vuoti e le distanze, riesce a mutare il precedente volto della realtà. La linea oltre limite, la parte ignota della Natura, diviene per me l’immagine astratta del precedente ritaglio di realtà; è qui che la mutabilità della Natura diventa reazione e quindi astrazione.

L’arte astratta è reazione al mondo sensibile che sempre ci circonda, una sferzata improvvisa che ridisegna le consuetudini della realtà umana. Certo non sempre questo avviene senza difficoltà, senza ostacoli, senza errori, i quali – fondamentali per l’artista –  diventano le tracce integranti del pensiero e del lavoro. Quest’ultimi (gli errori), scaturiti dall’azione improvvisa del gesto e del pensiero umano, diventano per l’artista un materiale non meno importante della stessa reazione. L’arte astratta non è quindi la perfetta forma del nuovo orizzonte ma solo la reazione al limite della realtà che senza sosta ci accerchia e ci assedia. Essa è quindi l’errore che – come il vento – insinuandosi all’improvviso, vorticosamente, nei dedali della realtà, muta il precedente aspetto del mondo reale, quello della consuetudine.

L’arte astratta è l’inaspettato errore che spazza il luogo comune – tracciato e nuovo solco – oltre l’abitudine e la convenzione, oltre il tempo materiale, oltre la morte. È qui che l’artista o meglio il pensatore libero e puro – libero da schemi precostituiti, dogmatici e pragmatici, votati a difendere un onnivoro meccanismo sistemico globale desertificante – dona, come liberatore, al mondo umano e alla sua immensa e profonda psyché (anima), attraverso la sua arte, l’immagine più avulsa, spirituale e celata che la natura possegga.

 

 

(Translation of Valentina Cocco, 2019)

 


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